Due mesi con Sottsass

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“Prima di tutto, Sottsass è esistito!” Chiedendo agli artisti dell’Officina qualche rimando sulla vita di questo architetto e designer italiano, la prima risposta è stata questa. Un particolare quasi scontato ma fondamentale per iniziare a parlare di una persona e a stabilire con lui una relazione, delle connessioni, dei legami. Se esiste, non è un mito o un personaggio immaginario, allora è possibile anche scovare la sua voce registrata e, ascoltandolo, capire che tipo di persona era. “Mi è piaciuto quando ha raccontato la sua storia: è esistito e possiamo ricordarlo come era” dice Aurora.

“Era biondino” lo descrive Fabrizio. “Era un architetto, un pittore e ha fatto anche il soldato” è la presentazione rapida di Alessandra. “In guerra però si trasformava di carta: non sentiva più dolore, sofferenza, non poteva lavarsi, era fragile” spiega Fabrizio e Alessandra aggiunge che “lo hanno anche sparato, si era messo sotto la macchina per proteggersi”.

Un uomo che amava lavorare in gruppo: “Il suo gruppo si chiamava Memphis, perché stavano ascoltando la musica con i suoi amici e quello era il titolo della canzone” spiega Aurora.

“Ha avuto tre maestri. - dice Fabrizio - Il primo è suo papà, Ettore senior (“da piccolo guardava suo padre, perché voleva imparare e poi anche lui si è messo ad insegnare ad altri” aggiunge Alessandra), il secondo è Luigi Spazzapan e poi la Natura: noi abbiamo fatto i disegni con i pomodori, con i peperoni come lui”. “La natura gli ha insegnato che ogni frutto ha un colore e una forma diversa” completa il discorso Aurora.

“Era un poco sfaticato con lo studio, – rivela Alessandra – non voleva solo i libri e cercava altri per imparare: per questo guardava suo padre che lavorava”. Gli piaceva frequentare l'Accademia, “faceva pratica lì” dice Aurora “e ha fatto la scuola anche lui”: sulle sue orme abbiamo varcato le soglie dell’Accademia delle Belle Arti a Lecce per capire che aria si respira, come nascono le idee e le creazioni, come si studiano i materiali.

Ettore Sottsass Junior aveva le sue passioni, i suoi difetti, i suoi momenti di sconforto, tanto che c'è chi, come Aurora, si spinge ad immaginarlo “quando sta solo in un angolo a casa piange senza farsi vedere”.

Insieme è facile alla fine individuare tutti i punti di contatto con il nostro mondo, con Div.ergo: comincia Fabrizio dicendo che “c’è qualcosa che faceva anche lui come noi, faceva cose originali, strane, colorate, in ceramica, come le colature che faccio io”.  E ancora: “Amava molto la vita e imparare, aveva maestri”, “Era lavoratore e viaggiatore, si faceva ispirare da quello che vedeva in giro, come i Totem in India”, “Creava le lampade ad uccello” aggiungono a turno Alessandra, Aurora e Fabrizio.

Gianluca Marasco

Infine un ultimo legame con lui, quasi una piccola dedica: “Ha fatto una macchina da scrivere. Rossa. Si chiamava come me, Valentina. Abbiamo provato a scrivere.”

Questa è la storia di Ettore Sottsass Junior, che ha abitato per due mesi a Div.ergo!

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