La testa di chiodo - Interviste su una poesia di Gianni Rodari

2017 11 14 PHOTO 00000236

Chi è capace di rendere un banale oggetto di uso quotidiano un’occasione su cui soffermarsi e ragionare? Roba da artisti, come René Magritte e le sue mele, Duchamp e la ruota di bicicletta, i barattoli di zuppa Campbell’s di Warhol.

Per la nostra rubrica Quattro passi nell’animo, il nostro momento di riflessione tra una pennellata e l’altra, abbiamo scovato un poeta capace di farci concentrare lo sguardo su un semplice chiodo. Chiodo piccolo o grande, in ferro o acciaio, fate voi! Ci interessa quella testa resistente e dura che ha e che – per dirla con Rodari – “non ci ragiona”, così come “capita a più di una persona”.

Una metafora appropriata per Valentina T. “utile per parlare di quello che abbiamo dentro e magari togliere qualche idea fissa”. Indigesta per altri, come Aurora e Pierluigi, che fanno ancora i conti con la loro resistenza a smussare e ammorbidire alcuni tratti del proprio carattere e che per questo, nella consueta intervista, si sono barricati dietro un no comment.

Messo alla prova, ciascuno è stato capace di tirare fuori le situazioni in cui s’incaponisce e non usa il cervello: Giulio “quando chiedo ai genitori se accettare o meno un invito e non dico cos’è che desidero fare io”; Gabriele e Francesca quando non collegano testa (orecchie comprese) e lingua e ripetono cose già dette.

Stavolta, però, i nostri artisti si sono superati nell’individuare con acume le situazioni in cui protagonisti sono i loro genitori e qualche amico: “Mi è piaciuto conoscere meglio come fanno i miei genitori e quelli degli altri – dice Alessandra – quando hanno la testa di un chiodo, quando danno a noi la colpa di una multa oppure sono loro che non accettano i nostri consigli e poi sbagliano, pensando che sono gli unici a darli”.

Per Valentina M. è un chiodo fisso la canzone che abbiamo musicato sulle parole di Rodari, per cui basta darle l’attacco per sentirla intonare i primi versi “La palma della mano, i datteri non fa…”

Giulio è rimasto incantato dall’aspetto poetico, tanto da dire che quello che più lo ha preso è “il gioco dei doppi sensi che lui fa e quelli che abbiamo costruito noi, giocando con le parole”; Giuliano dalla possibilità di accorgersi “che Nicola si incaponisce quando le cose non vanno per come le ha programmate. Una cosa che di lui, per come è fatto, non sembrerebbe possibile”.

Quanto ci ha fatto discutere la testa di un piccolo chiodo, anche se non ci ragiona! La nostra, almeno questa volta, l’abbiamo usata tanto e bene.

(Gianluca Marasco)

Where we are

Three places, one project.

Laboratorio — Lecce

Corso Vittorio Emanuele II, 36–38
338 349 4274
info@divergo.org

Bottega — Santeramo

via F. Netti, 31
324 882 6733
santeramo@divergo.org

Officina — Lecce

via del Mare
info@divergo.org

Support Div.ergo

Every contribution helps the Workshop carry on its cultural and social project.

Find out how

5x1000

It costs you nothing, and it makes a real difference to us. (Italian taxpayers only.)

Go to 5x1000

The Shop

The artworks and products made in the Workshop, one click away.

shop.divergo.org

Follow us

News from the Workshop, week after week.

Facebook

 

Navignado sul nostro sito accetti l'impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy. Per maggiori informazioni