Incontri nella storia

Chi sa chi è Paul Klee?

Paul klee

“Chi è Paul Klee? Chi sa chi è Paul Klee?”.

Con questo ritornello di una simpaticissima canzoncina, scritta da Giorgio Minardi, un musicista di Ravenna, abbiamo concluso tutti gli incontri su questo straordinario artista contemporaneo, uno dei principali pittori del ‘900, autore di un saggio sulla pittura degno di confrontarsi con quello scritto da Leonardo.

A guidarci nella conoscenza di Paul (così lo chiamano ormai i suoi“colleghi”di Div.ergo) è stato Senecio. Da bravo Virgilio ci ha condotto passo dopo passo attraverso gli episodi salienti della vita di Klee e abbiamo conosciuto i suoi mille volti: pittore, musicista, insegnante, creativo, scrittore, poeta. Attraverso la sua opera abbiamo imparato che cos’è l’arte astratta e come riconoscerla, e ci siamo cimentati in un gioco che ha visto contrapposti ceramisti (quelli che dipingono la ceramica, nda) e“fimisti”(quelli che lavorano il fimo, nda). Alla fine, malgrado la “contiguità artistica”, hanno vinto i fimisti: sono stati più bravi nell’individuare le opere astratte, nel ricomporre un puzzle di un’opera di Klee, nel ricordare il titolo dei quadri.

Ognuno si è innamorato di una delle sue opere e questo ci ha reso il pittore svizzero estremamente familiare: ci ha colpito la sua ricchezza espressiva, capace di comunicarsi attraverso esperienze per noi familiari, le forme semplici e i colori, che abbiamo riconosciuto nel volto di Senecio, nei suoi paesaggi, nelle sue composizioni di colori. Uomo straordinariamente sensibile, Paul ci ha aiutato a guardare in faccia le nostre paure e a comunicarcele reciprocamente: la paura dei temporali e dei tuoni, la paura di rimanere soli, di essere rifiutati quando ci avviciniamo a qualcuno, la paura della malattia e della morte (la nostra, ma ancora di più quella dei nostri genitori). Si dice che Paul Klee piaccia molto ai bambini, perché ha saputo parlare la lingua universale del colore e della figura, andando all’essenziale delle cose, approssimando il reale alle sue forme più elementari. È piaciuto molto anche a noi, che nel cuore siamo come bambini e amiamo le cose semplici come l’amicizia. C’è un’importante raccolta di opere di Paul a Berna. Forse un giorno lo andremo a trovare… 

Eupremio Luigi Greco e Giovanna Nuccio

Div.ergo ist Gesamtkunstwerk

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No, non avete sbagliato a leggere: non è un articolo dell’edizione International di Ergo; è quello che con gli artisti di Div.ergo abbiamo scoperto essere il Laboratorio: “un’opera d’arte totale”, alla stregua di quelle che Gustav (Klimt) e i suoi amici della Secessione Viennese creavano mettendo insieme le loro “diverse” abilità e competenze.

Come noi!

Già, perché il paesaggio cambia, lì la città di Vienna con il Ring e qui Lecce con piazza Sant’Oronzo, ma si respira un’aria di grande affinità tra il laboratorio Div.ergo e il Wiener Werkstätte (La Bottega di Vienna). È stato emozionante scoprire il desiderio di Klimt e degli altri artisti di lavorare gomito a gomito e di creare qualcosa di nuovo rispetto a quanto già c’era. Laura è rimasta affascinata dai vestiti, Serena dagli arredi, Francesca dal disegno dei tessuti, Valentina è stata folgorata dall’oro dei quadri del nostro amico Gustav, Giulio ha mostrato a tutti che nelle realizzazioni artistiche tra noi e loro ci sono 14 somiglianze a fronte di poche differenze: anche loro costruivano lampade e decoravano porcellane, complementi d’arredo e gioielli; e come noi avevano un logo impresso su ogni creazione e un motto: “Nessuna vita è così ricca da non poter venire ulteriormente arricchita e nessuna così povera da non lasciare spazio all’arte”.

Gli artisti non lo ricordano bene, ma non dimenticano l’idea della bellezza, che è il panorama che ci accomuna: quell’opera d’arte che Div.ergo stesso è, prima ancora di essere bellezza espressa negli oggetti comuni; opera d’arte impensata e che pure esiste, come l’Albero della Vita di Klimt che abbiamo studiato assieme: un albero surreale, naturalmente, “che viene dalla fantasia”, come dicono i nostri artisti, eppure uscito da qualche parte dell’immaginazione del nostro amico pittore, per restare – per sempre – a sorprendere e a donarci uno splendore che non esisteva.

È quello che abbiamo fatto anche noi, pensando un luogo come il Laboratorio, realizzandolo grazie al contributo di tanti e caratterizzandolo con uno stile relazionale inedito. Div.ergo è un sogno improbabile che da 6 anni esiste e ogni visitatore può vedere e toccare. Ognuno può sentire la nostra bellezza, che sta proprio nel creare in gruppo, nel nostro modo di fare arte insieme, di partecipare tutti alla creazione di questo luogo in cui si diventa più umani realizzando e rimanendo con gli altri; e l’incanto che emerge da ogni oggetto deriva proprio dall’essere realizzato a più mani.

Vi state chiedendo quale sia il nostro motto?

È proprio quello che abbiamo descritto fino ad ora parlando del nostro modo di stare insieme: “Si è uomini solo con gli altri”.

Dora Galasso e Nicola Cagnazzi

Due mesi con Sottsass

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“Prima di tutto, Sottsass è esistito!” Chiedendo agli artisti dell’Officina qualche rimando sulla vita di questo architetto e designer italiano, la prima risposta è stata questa. Un particolare quasi scontato ma fondamentale per iniziare a parlare di una persona e a stabilire con lui una relazione, delle connessioni, dei legami. Se esiste, non è un mito o un personaggio immaginario, allora è possibile anche scovare la sua voce registrata e, ascoltandolo, capire che tipo di persona era. “Mi è piaciuto quando ha raccontato la sua storia: è esistito e possiamo ricordarlo come era” dice Aurora.

“Era biondino” lo descrive Fabrizio. “Era un architetto, un pittore e ha fatto anche il soldato” è la presentazione rapida di Alessandra. “In guerra però si trasformava di carta: non sentiva più dolore, sofferenza, non poteva lavarsi, era fragile” spiega Fabrizio e Alessandra aggiunge che “lo hanno anche sparato, si era messo sotto la macchina per proteggersi”.

Un uomo che amava lavorare in gruppo: “Il suo gruppo si chiamava Memphis, perché stavano ascoltando la musica con i suoi amici e quello era il titolo della canzone” spiega Aurora.

“Ha avuto tre maestri. - dice Fabrizio - Il primo è suo papà, Ettore senior (“da piccolo guardava suo padre, perché voleva imparare e poi anche lui si è messo ad insegnare ad altri” aggiunge Alessandra), il secondo è Luigi Spazzapan e poi la Natura: noi abbiamo fatto i disegni con i pomodori, con i peperoni come lui”. “La natura gli ha insegnato che ogni frutto ha un colore e una forma diversa” completa il discorso Aurora.

“Era un poco sfaticato con lo studio, – rivela Alessandra – non voleva solo i libri e cercava altri per imparare: per questo guardava suo padre che lavorava”. Gli piaceva frequentare l'Accademia, “faceva pratica lì” dice Aurora “e ha fatto la scuola anche lui”: sulle sue orme abbiamo varcato le soglie dell’Accademia delle Belle Arti a Lecce per capire che aria si respira, come nascono le idee e le creazioni, come si studiano i materiali.

Ettore Sottsass Junior aveva le sue passioni, i suoi difetti, i suoi momenti di sconforto, tanto che c'è chi, come Aurora, si spinge ad immaginarlo “quando sta solo in un angolo a casa piange senza farsi vedere”.

Insieme è facile alla fine individuare tutti i punti di contatto con il nostro mondo, con Div.ergo: comincia Fabrizio dicendo che “c’è qualcosa che faceva anche lui come noi, faceva cose originali, strane, colorate, in ceramica, come le colature che faccio io”.  E ancora: “Amava molto la vita e imparare, aveva maestri”, “Era lavoratore e viaggiatore, si faceva ispirare da quello che vedeva in giro, come i Totem in India”, “Creava le lampade ad uccello” aggiungono a turno Alessandra, Aurora e Fabrizio.

Gianluca Marasco

Infine un ultimo legame con lui, quasi una piccola dedica: “Ha fatto una macchina da scrivere. Rossa. Si chiamava come me, Valentina. Abbiamo provato a scrivere.”

Questa è la storia di Ettore Sottsass Junior, che ha abitato per due mesi a Div.ergo!

Laboratorio - Lecce

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Bottega - Santeramo

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324 882 6733
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Officina - Lecce

via del Mare 
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