Ritratti

I Clowns di Giuliano

Giuliano
Linee nere, morbide e sottili,
o dolcemente curve,
di tanto in tanto sproporzionate.
Colori freddi, che si combinano su cappelli e bottoni, 
e caldi, che si rincorrono sui particolari:
un uccellino, un fiore, un naso un po’ più tondo e grosso degli altri.
I clown di Giuliano sono allegri,
con un sorriso bello, come il suo,
e con quel velo di malinconia – proprio come il suo – che sbuca a sorpresa, 
quasi impercettibile,
nel fiorellino disegnato appena,
nello sguardo serio, poco sopra la bocca,
nei colori quasi del tutto assenti sullo sfondo.
Giuliano passa dai suoi clown ai pianeti di Mirò, 
dai mobiles di Calder alle figure primitive della Grotta dei Cervi di Badisco, 
alle mele di Magritte, ai gatti, ai quadrati di Mondrian…
Il suo pennello corre sulla ceramica
con la stessa naturalezza con cui lui corre per le strade della città
e non ti vede se non si scontra con te.
Sembra non aver bisogno di nessuno, eppure,
a volte, la sua pennellata frettolosa deve essere cancellata e rifatta:
sono quelli i momenti in cui fermarsi e far emergere la parola, 
quella che spontaneamente lui trattiene,
quella arguta e profonda che – accompagnata – sgorga dal suo intimo,
quella decisa che afferma un’idea a lungo meditata,
o quella curiosa che fa domande per sapere, per chiarire un dubbio.
Giuliano è così:
irraggiungibile come le stelle di Mirò, 
quando trascorre anche due ore in silenzio, chino sul suo lavoro; 
allegro come i suoi clown,
quando parla in emiliano o gioca con i proverbi e gli scioglilingua; 
leggero come i mobiles di Calder, 
quando si lascia coinvolgere affettivamente da chi lo circonda e ha bisogno di lui.
La sua presenza, in laboratorio,
invita tutti ad avvicinarlo
con quel calore e quell’affetto che non chiede mai
e di cui sembra non avere bisogno.
Eppure è il più freddoloso degli Artisti di Div.ergo
e come è diverso il suo sguardo quando, 
rotto il muro di silenzio e di distanza,
si ritrova in mezzo a tanti.

Maria Teresa Pati

Mariella, l’artista che non c’è…e c’è

Mariella

L’Esserci non è mai una semplice presenza, come è per le cose, giacché l’uomo è proprio quell'ente per cui le cose sono presenti.

Il modo di essere dell’Esserci è l’esistenza, una possibilità da attuare. Così pensava il signor Levinas, e proprio questo suo pensiero ci aiuta a spiegarci cosa accade a Div.ergo, in questo tempo in cui Mariella non è presente.

Quasi ogni giorno fiorisce, fra gli artisti, un pensiero, una domanda, un ricordo, l’iniziativa di mandarle un audio messaggio, una foto, una lettera, la decisione di andarla a trovare, il bisogno di vederla e sentirla….

Mariella – proprio lei che realizza i fili infiniti di perline per decorare gli abiti delle bambole, i Botto.nò o i quaderni – da qualche tempo è impegnata ad infilare i minuti e le ore delle sue giornate con la stessa pazienza e la stessa tenacia con cui era china sul tavolo da lavoro.
Mariella, con questo compito difficile e laborioso che la assorbe totalmente, continua ad esserci in laboratorio, perché, come tutti i suoi colleghi e i suoi amici, duetta a distanza con ciascuno di loro, per svolgere quel compito imprevedibile che il vivere richiede a ciascuno in certi momenti della propria storia.

A volte la malattia allontana e rende invisibili, rende silenziose e mute le relazioni, quasi spinge a dimenticare, a togliere dalla mente la presenza dell’altro. Questo accade, lo vediamo accadere tante volte, in tante storie di rapporti che sono un po’ più in là della cerchia parentale.

Fra gli artisti di Div.ergo non è così. Da noi soggetto non è mai la malattia, da noi soggetto è sempre la persona che non può non esserci perché non è presente, che c’è e continua ad esserci per sempre.

Si tratta di arrivare a dare uno spessore più profondo all’essere in relazione. Cosa che mai sarà cancellata da una malattia, perché – ovunque si trovi l’altro – sta attuando la sua possibilità di vivere, nella storia o oltre la storia, visibile agli occhi, o visibile al cuore di chi lo ama. E questo, che può sembrare difficile, a Div.ergo viene naturale.

Maria Teresa Pati

Gli schiaccini di Valentina M.

Valentina M

Gli schiaccini di Valentina M.

Da quando in laboratorio è arrivata la carta,

si è aperto per Valentina M. un nuovo mondo.

Strappare, arrotolare, pressare, infilare nel bicchiere…

far scivolare le mani sui fogli lucidi 

lasciarle roteare, accompagnando la manovella della pressatrice

passare, poi, le dita su quello schiaccino che prima era quasi una cannuccia… 

La carta canta, fruscia, la pressatrice cigola 

e questo fa da contrappunto al silenzio di Vale,

fino a creare una melodia inattesa, sorprendente. 

Una melodia in cui “suonano” i suoi sorrisi, 

i suoi occhi attenti, le sue risposte mono-parola 

che arrivano immediate, sonoramente vivaci.

Se si interrompe per confezionare confetti

o manipolare il fimo, lo sguardo corre là, 

ai giornali, alla pressatrice, ai fogli…

E come rallegra tutti vederla contenta 

di sentirsi protagonista!

Maria Teresa Pati

Laboratorio - Lecce

Corso Vittorio Emanuele II, 36-38
338 349 4274
info@divergo.org
Cookie Policy

Bottega - Santeramo

via F. Netti, 31
324 882 6733
santeramo@divergo.org

Officina - Lecce

via del Mare 
info@divergo.org

Questo sito utilizza cookie atti a migliorare la navigazione degli utenti.
Chiudendo questo banner tramite il pulsante "ACCETTA" e proseguendo la navigazione sul sito se ne autorizza l'uso in conformità alla nostra Cookie Policy