Ritratti

Mariella, l’artista che non c’è…e c’è

Mariella

L’Esserci non è mai una semplice presenza, come è per le cose, giacché l’uomo è proprio quell'ente per cui le cose sono presenti.

Il modo di essere dell’Esserci è l’esistenza, una possibilità da attuare. Così pensava il signor Levinas, e proprio questo suo pensiero ci aiuta a spiegarci cosa accade a Div.ergo, in questo tempo in cui Mariella non è presente.

Quasi ogni giorno fiorisce, fra gli artisti, un pensiero, una domanda, un ricordo, l’iniziativa di mandarle un audio messaggio, una foto, una lettera, la decisione di andarla a trovare, il bisogno di vederla e sentirla….

Mariella – proprio lei che realizza i fili infiniti di perline per decorare gli abiti delle bambole, i Botto.nò o i quaderni – da qualche tempo è impegnata ad infilare i minuti e le ore delle sue giornate con la stessa pazienza e la stessa tenacia con cui era china sul tavolo da lavoro.
Mariella, con questo compito difficile e laborioso che la assorbe totalmente, continua ad esserci in laboratorio, perché, come tutti i suoi colleghi e i suoi amici, duetta a distanza con ciascuno di loro, per svolgere quel compito imprevedibile che il vivere richiede a ciascuno in certi momenti della propria storia.

A volte la malattia allontana e rende invisibili, rende silenziose e mute le relazioni, quasi spinge a dimenticare, a togliere dalla mente la presenza dell’altro. Questo accade, lo vediamo accadere tante volte, in tante storie di rapporti che sono un po’ più in là della cerchia parentale.

Fra gli artisti di Div.ergo non è così. Da noi soggetto non è mai la malattia, da noi soggetto è sempre la persona che non può non esserci perché non è presente, che c’è e continua ad esserci per sempre.

Si tratta di arrivare a dare uno spessore più profondo all’essere in relazione. Cosa che mai sarà cancellata da una malattia, perché – ovunque si trovi l’altro – sta attuando la sua possibilità di vivere, nella storia o oltre la storia, visibile agli occhi, o visibile al cuore di chi lo ama. E questo, che può sembrare difficile, a Div.ergo viene naturale.

Maria Teresa Pati

Gli schiaccini di Valentina M.

Valentina M

Gli schiaccini di Valentina M.

Da quando in laboratorio è arrivata la carta,

si è aperto per Valentina M. un nuovo mondo.

Strappare, arrotolare, pressare, infilare nel bicchiere…

far scivolare le mani sui fogli lucidi 

lasciarle roteare, accompagnando la manovella della pressatrice

passare, poi, le dita su quello schiaccino che prima era quasi una cannuccia… 

La carta canta, fruscia, la pressatrice cigola 

e questo fa da contrappunto al silenzio di Vale,

fino a creare una melodia inattesa, sorprendente. 

Una melodia in cui “suonano” i suoi sorrisi, 

i suoi occhi attenti, le sue risposte mono-parola 

che arrivano immediate, sonoramente vivaci.

Se si interrompe per confezionare confetti

o manipolare il fimo, lo sguardo corre là, 

ai giornali, alla pressatrice, ai fogli…

E come rallegra tutti vederla contenta 

di sentirsi protagonista!

Maria Teresa Pati

Gli angioletti di Giulio

giulio

Ricciuti o lisci, biondi, castani, neri o rossi,
indaffarati a spazzare,
concentrati a cantare o a scrutare con la lente d’ingrandimento,
intenti a gustare un gelato o a giocare con la palla,
assorti, con la candelina in mano,
pronti ad offrire un fiore,
presi dalla musica ascoltata in cuffia,
o teneramente abbracciati all’orsacchiotto di peluche,
con la sciarpa o il salvagente,
gli angioletti di Giulio raccontano
di un paradiso abitato dai gesti più consueti, meno evidenti della nostra vita.
Eppure, visti fare da loro, sono gesti che strappano un sorriso.
Così è Giulio.
Misurato nelle conversazioni, gran lavoratore, pronto a coinvolgersi nello scherzo,
assorto nell’ascolto.
Attento ad osservare tutto e tutti.
Lo abbiamo scoperto piano piano, capace di chinarsi, con naturalezza,
sui bisogni di ciascuno degli altri artisti.
Senza farsi notare, aiuta chi è in difficoltà, dà un consiglio mirato a chi tentenna nel lavoro,
accenna una battuta, si offre in gesti gratuiti di servizio.
È un punto di riferimento per gli altri che si rivolgono a lui,
certi di trovarlo ben disposto nei loro confronti.
I suoi tempi di assoluto silenzio pian piano si restringono
e lasciano spazio alla fatica di provarsi nel racconto dei suoi pensieri,
di quel mondo di sentimenti che a volte lo sovrasta,
alla decisione di tentare quello che non ha mai pensato di poter fare.

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