ingL’arte su misura e la nostra misura dell’arte

Div.ergo ad InGenio

Un nemico con cui a Div.ergo combattiamo costantemente è lo stereotipo. Negli anni è stata la barriera culturale più forte da abbattere per far comprendere quello che avviene in Laboratorio. Lo stereotipo, infatti, è “un'opinione precostituita, generalizzata e semplicistica, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente, su persone, avvenimenti, situazioni e gruppi sociali” (Vocabolario Treccani). L’arma con cui si affrontano gli stereotipi è la conoscenza faccia a faccia: l’incontro con l’altro, con la realtà, ci restituisce il volto autentico delle persone, la misura delle cose.

Anche a noi è successo così, durante questo viaggio a Torino.

Torino: città fredda, sia dal punto di vista meteorologico che umano, città che non ama gli stranieri, i diversi, città fabbrica, priva di bellezza? Questo il nostro stereotipo che la visita ha frantumato. A parte il freddo, quello sì lo confermiamo (ma asciutto, secco, non come il nostro umido, penetrante…), ci siamo trovati dentro una città molto attenta a chi è diverso, una città capace di un’empatia straordinaria, accogliente, che ospita luoghi come Ingenio, dove artisti in situazioni di fragilità possono esporre le proprie opere (già, proprio come noi…), che trova i modi per fare partecipare alla bellezza e alla cultura chi normalmente non vi ha accesso. Dovunque siamo andati, ci hanno accolto uomini e donne disponibili a narrare per noi, con un linguaggio che ci fosse comprensibile, l’arte e la bellezza che avevano sotto gli occhi. Antonio al Museo del Cinema, le due Donatella al Museo Egizio, Giorgia alla Galleria di Arte Moderna sono stati per noi i volti di una Torino che accoglie e sa condividere, come ogni giorno abbiamo visto al Sermig.

Siamo stati ospiti di una città bellissima, ricca di storia, di arte e di cultura e i giorni sono volati, tante erano le cose che meritavano una visita.

Mentre Torino si rivelava a noi, ci è capitato di intravedere negli occhi di Giorgia, la nostra guida alla Galleria di Arte Moderna, un altro stereotipo che evaporava. Eravamo nelle sale del ‘900 e, di fronte ai quadri in esposizione, i nostri artisti hanno cominciato a riconoscere e ad indicare i colori di Klee, le forme di Mirò, le stranezze di Magritte, gli animali di Chagall, mentre Giorgia ci guardava con lo stupore di chi non crede ai propri occhi e con il rispetto che si riconosce ai “colleghi”.

Così, in questa città che con don Bosco ci è cara dalle origini della nostra storia, abbiamo fatto esperienza di un’arte che sa farsi a nostra misura e restituire, a chi si è coinvolto con noi, la nostra misura dell’arte. 

Eupremio Luigi Greco

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